Torri, checche, tortellini e unioni civili: aspettando il Senato

Torri, checche, tortellini e unioni civili: aspettando il Senato
Aspettando le unioni civili al Senato
con Sergio Lo Giudice, Marco Gattuso e Elisa Dal Molin
 
Un incontro, e poi il film “Torri, checche e tortellini”
a Teatri di Vita, lunedì 25 gennaio dalle ore 19
(evento facebook QUI!)

Che cos’è la stepchild adoption? E cosa c’è scritto veramente nel disegno di legge sulle unioni civili? A poche ore dall’inizio del dibattito al Senato sulla normativa più travagliata e subito dopo le manifestazioni di sostegno in cento piazze italiane sotto lo slogan #SvegliatItalia, Teatri di Vita dedica a questo importante evento una “vigilia” molto particolare: un incontro con alcuni dei protagonisti e un film su un’altra svolta epocale, la concessione del Cassero al movimento gay.

L’appuntamento è lunedì 25 gennaio, a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; info: 051.566330 – www.teatridivita.it), dove alle ore 19 si terrà un incontro con il senatore Sergio Lo Giudice (co-firmatario del disegno di legge), la rappresentante dell’Associazione Famiglie Arcobaleno Elisa Dal Molin e il giudice Marco Gattuso (fondatore di Articolo 29). Conduce l’incontro la giornalista Serena Bersani. L’ingresso è libero.

Alle 21 tocca al film “Torri, checche e tortellini” di Andrea Adriatico, che racconta come quasi 30 anni fa la politica seppe “sfidare” la maggioranza, facendo fare un grande salto di qualità ai diritti civili a Bologna e in Italia.

“Torri, Checche e Tortellini – appunti per una storia senza storia dell’omosessualità del ’900” è un film documentario di Andrea Adriatico che racconta una storia che è la storia di tante persone che hanno creduto e continuano a credere in una sorprendente avventura: la nascita del Cassero, il primo centro italiano LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) sorto a Bologna in un edificio monumentale concesso dal Comune. Il “Cassero di Porta Saragozza”, su cui dal 1982 ha cominciato a sventolare la bandiera LGBT, diventa subito leggendario, in Italia e in tutta Europa. Attività culturali e politiche si intrecciano a un’idea diversa di aggregazione e socialità, anche con la creazione di un gruppo teatrale di travolgente e delirante autoironia en travesti. Il documentario ripercorre le tappe salienti che portarono all’inedita decisione (per la prima volta in Europa un’amministrazione pubblica concedeva uno spazio, peraltro così prestigioso, a un’associazione di omosessuali) e le attività del Cassero nei suoi primi anni di vita. “Torri, Checche e Tortellini” ci narra la storia dell’insediamento del movimento omosessuale nel primo circolo pubblico che l’Italia osò concedere in anni difficilissimi ad una comunità che cominciava una marcia di visibilità mai più arrestata. E lo fa con lo spirito della ricostruzione di un racconto che è al contempo testimonianza sociale e riflessione politica, intervistando i protagonisti di quel momento: politici come Walter Vitali o Sandra Soster, all’epoca assessori alla Cultura e ai Giovani della città, accanto ai primi presidenti del circolo 28 giugno che ebbe in gestione la struttura, Marco BarbieriBeppe RaminaDiego Scudiero, giornalisti come Domenico Del Prete, intellettuali come Stefano Casi, che fondò il primo Centro di Documentazione Omosessuale in Italia proprio al Cassero di Porta Saragozza e i tanti attivisti che attraverso una sovversiva attività culturale, guidata da un portentoso direttore artistico a tutti noto come la Cesarina, al secolo Stefano Casagrande, diedero vita ad una stagione senza precedenti che fece diventare Bologna anche una meta ambitissima dagli omosessuali di ogni parte d’Italia. Su tutto il desiderio di mettere a fuoco testimonianze straordinarie, come una lettera su Bologna di Mario Mieli, grande ideologo del primo movimento omosessuale italiano morto suicida nel 1985, le cui parole tornano interpretate da Eva Robin’s, o la toccante attualizzazione a cui si è prestato uno scrittore come Marcello Fois nel rileggere un fondo pubblicato da Roberto Roversi su L’Unità in quel fatidico 1982. Questa è la storia di un momento importante del movimento LGBT, quando si passò dalla rivolta alla rivendicazione di spazi pubblici. E’ la storia di una città, che improvvisamente decise di investire sui diritti.

Facebooktwittergoogle_plusmailFacebooktwittergoogle_plusmail