Cassero — Gay Lesbian Center

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TAG – IL TELEFONO AMICO RISPONDE

Il Telefono Amico Gay è uno dei primi servizi attivati dal Cassero subito dopo il suo insediamento (nella sede di Porta Saragozza) nel 1982: un impegno particolarmente sentito nei primi anni 80, nei quali ancora non si utilizzavano le reti telematiche e la separazione tra provincia e città era particolarmente marcata. Molte cose sono cambiate da allora, nei modi di socializzazione e nell'accesso della popolazione Lgbt alle informazioni che li riguardano, ma altri aspetti sono rimasti sorprendentemente simili, confermando l'utilità di un servizio che, nella nuova sede della Salara, è stato anzi potenziato, grazie all'aiuto di un gruppo di volontari che, dopo aver seguito un corso di formazione, hanno consentito di renderlo accessibile tutto l'anno (solo d'estate non ne è sempre garantita la presenza), dal lunedì al venerdì (dalle 20 alle 23, festivi esclusi).

Abbiamo intervistato uno di questi volontari per farci raccontare come funziona il servizio e quali esperienze ha incontrato nello svolgerlo.

 

Da quando collabori con il TAG? Cosa ti ha spinto a farlo?

Collaboro al TAG dall’autunno 2009. La spinta iniziale è venuta dalla ricerca di un servizio dove potessi fare un tirocinio legato alla scuola di counselling che ho frequentato, ma rapidamente mi sono appassionato al lavoro e lo continuo a svolgere a prescindere dagli obblighi del mio corso di studi. Mi sembra un modo efficace di essere attivo  e di prestare servizio alla comunità GLBT e di operare concretamente sulle tematiche del disagio, della solitudine etc.

 

Quanto tempo ci dedichi, che orari fai?

Normalmente due sere al mese, nell’orario canonico del TAG: 20.00 a 23.00

 

Che tipo di domande e richieste di colloqui ti arrivano? Riguardano problemi di sesso, amore, amicizia, coming out...

Le tematiche sono le più diverse. Moltissimo solitudine e problemi relazionali (amore e sessualità), ma anche identità e orientamento sessuale, o semplicemente un senso di solitudine e il bisogno di ricevere un “ascolto profondo” da noi operatori.

 

Possono chiamare anche  lesbiche e trans, o queste hanno dei servizi dedicati?

Esistono appositi servizi, ma mi sono capitate chiamate sia di lesbiche sia di trans sia di bisessuali. Il telefono è per tutti.

 

Con una linea telefonica senza filtri, vi possono arrivare domande e discorsi su qualunque argomento... che tipo di preparazione e qualità (anche umane) pensi si debba avere per poterlo fare?

Ogni operatore ha ricevuto una formazione sui temi della relazione d’aiuto, sia attraverso corsi di formazione organizzati dal Cassero sia attraverso altre scuole o corsi universitari di counselling o psicologia. Ma a parte la formazione accademica, aiuta la capacità di ascoltare, di accogliere senza giudizio le storie e le emozioni degli utenti, di sapere fornire attraverso il telefono ascolto e supporto. Aiuta molto anche conoscere il mondo della socialità GLBT e poterne capire le dinamiche, le strutture, i meccanismi.

 

Oltre che su domande specifiche, arrivano anche chiamate solo per bisogno di parlare - da parte di persone che hanno difficoltà a accettarsi, o che vivono in paesi senza una vita gay visibile, ad esempio?

Sicuramente. Ci sono utenti per cui siamo un “telefono amico” nel vero senso della parola, una voce con cui parlare e tramite cui sentirsi meno soli. Non necessariamente se si vive in un paesino, ma anche per chi sta in una grande città e per i più diversi motivi non ha una rete di supporto amicale in grado di appoggiarlo.

 

Da che regioni arrivano le chiamate? E' ancora vero ciò che succedeva anni fa, che chiamavano persone di regioni lontane che magari non telefonavano al loro Arcigay locale per paura di essere riconosciute?

In effetti è rarissimo che le telefonate arrivino da Bologna. Ne capitano molte da Milano, dal Veneto, dalla Liguria, dalla Campania. Penso che non si tratti solo di “paura di essere riconosciuti”, ma forse, mi piace pensare, dalla qualità del servizio che prestiamo a Bologna.

 

Immagino che il TAG segua un codice etico di non accettare le proposte di incontri da parte degli utenti... Capita che gli utenti vogliano stabilire un rapporto personale, anche solo nel senso di voler parlare solo con la stessa persona?

Capita che gli utenti propongano agli operatori un incontro in una dimensione “sociale”, ovviamente impossibile per il codice etico del servizio, o più in generale come succede per tutte le relazioni d’aiuto.

Incontri di counselling “de visu” sono invece possibili, e sono preceduti da un colloquio con lo psicologo responsabile del servizio, il Dr Maurizio Betti, a cui possono fare seguito se necessario altri incontri con i counsellor del gruppo. Il TAG offre fino a 3 incontri di counselling gratuiti per coloro che lo ritenessero necessario.

Infine, è vero che alcuni utenti del servizio telefonico possono voler parlare preferibilmente con un operatore piuttosto che con un altro, ma l’assegnazione un po’ randomica dei turni non lo rende sempre semplice.

 

Questo non diventa un ostacolo, nel senso – immagino –, che chi chiama cerchi un rapporto di comunanza/rispecchiamento, così che l'orso vorrà parlare solo con un operatore del Tag orso, ecc... come affrontate questo problema?

Attraverso il telefono sono percepibili solo alcune caratteristiche di noi operatori, sicuramente il genere (uomo o donna) e forse, dal suono della voce, la fascia di età. Quindi diventiamo uno schermo il più neutro possibile, una voce che ascolta, una voce amica. Credo che non serva molto altro, tutto il resto è pura etichetta, e nei momenti in cui c’è bisogno d’aiuto poco importa sapere se chi ci ascolta è alto, basso, magro, biondo etc. Importa che offra una qualità d'ascolto, la capacità di accompagnare per mano in un momento di difficoltà, dubbio, solitudine, dolore.

 

Gli ultimi anni hanno visto un boom dei social network. Avete pensato di trasferire il servizio anche sul web (su Skype ad es.)? Il telefono è obsoleto o ha caratteristiche che ancora lo rendono valido come modalità di rapporto, rispetto a quelle che si possono avere in una chat?

Non ho conoscenze dirette di counselling svolto via rete. Sicuramente un supporto via chat, quindi per iscritto, farebbe perdere il potere della parola pronunciata, delle emozioni che si sentono e si offrono con la voce, lo troverei molto meno efficace.

Un supporto via skype, in videochiamata, non so se e dove viene offerto, ma forse la potenza del TAG è questa invisibilità reciproca, l’idea che una persona possa chiedere aiuto e riceverlo attraverso la voce, in anonimato, senza giudizio, in piena libertà.

 

A cura di Walter Rovere

 

Il TAG risponde allo 051/555661 (lunedì – venerdì, festivi esclusi).

La nostra mail è .(JavaScript dovrebbe essere abilitato per vedere questo indirizzo email)

E' previsto un nuovo corso di formazione per operatori e operatrici del telefono amico che si terrà presso la sede del Cassero, in via Don Minzoni, nel prossimo autunno. Chi fosse interessato è pregato di inviare una mail a: .(JavaScript dovrebbe essere abilitato per vedere questo indirizzo email)

Non è più; possibile lasciare commenti.

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