Il counselling: quale comunicazione?
12Ago
Il counselling, un importante strumento relazionale nell’ambito dell’attività clinica, è un processo di dialogo e reciprocità tra due persone mediante il quale un “consulente” aiuta chi lo consulta a prendere delle decisioni, ad agire in rapporto a queste e a fornire un’accurata ed attenta informazione, con adeguato sostegno, anche di tipo psicologico.
Il ricorso al counselling si rende necessario per aiutare il paziente e la sua famiglia, sia in particolari momenti di crisi che per un cambiamento degli stili di vita. Prospettando delle azioni e dei comportamenti realistici, si possono trasmettere informazioni che, anche se possono provocare un temporaneo stato d’ansia, determinano reazioni favorevoli per il suo stato di disagio.
Nell’ambito del counselling non si verifica solo uno scambio di informazioni ma anche un processo di empatia, utile al raggiungimento di risultati favorevoli in un’ottica di soddisfazione dei bisogni reali dell’interessato. Nel counselling vengono affrontate, di solito, delle questioni personali ed intime, i cui aspetti possono appunto concorrere ad un superamento dello stato di crisi.
L’utilizzo delle tecniche di counselling presuppone il superamento del normale rapporto medico-paziente: ricorrendo ad una tecnica comunicativa e relazionale più strutturata e perfezionata si punta a fornire le informazioni più idonee per prevenire i rischi per la salute. Questa attività può essere espletata dalle diverse figure professionali presenti nei servizi - medico, infermiere professionale, assistente sociale, psicologo - ma occorre possedere idonee conoscenze tecnico-scientifiche sulle diverse problematiche medico-sociali, al fine di evitare improvvisazioni e inopportuni interventi, e specifiche abilità relazionali e comunicative, soprattutto nella gestione della propria emotività.
Nel counselling la comunicazione ed il corretto utilizzo delle tecniche di base assumono un ruolo fondamentale, specialmente in rapporto a:
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messaggi, diretti, convincenti e coerenti;
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comunicazione verbale, utilizzando un tipo di linguaggio sempre chiaro e comprensibile da parte di chi ascolta. In che modo? Adattandosi alle caratteristiche dell’interlocutore (età, cultura, ecc.), fornendo informazioni utili, non essendo ironici e non criticando il pensiero dell’interlocutore, spiegandosi con chiarezza, non ostacolando la discussione;
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comunicazione non verbale, legata al tono di voce e alla parlata (né frettolosa né lenta), alla mimica facciale (durante la discussione assentire in modo convincente e guardare il soggetto negli occhi), alla gestualità, al mantenimento di una distanza di tipo personale dall’interlocutore (non superiore ad 1 metro).
Un’efficace comunicazione, da parte degli operatori, deve corrispondere all’adozione di comportamenti ed atteggiamenti coerenti con quanto si afferma. Come si può risultare convincenti con un utente che dovrebbe smettere di fumare se l’operatore, accanito fumatore, non è in grado di resistere alla tentazione di accendersi una sigaretta proprio durante il colloquio?
Aspetti comunicativi del counselling
ascoltare attivamente;
rispettare le diversità;
pianificare i discorsi;
usare perifrasi;
ricorrere a connessioni logiche;
chiarire sempre i concetti;
adottare obiettività di giudizio;
impostare discorsi chiari;
enfatizzare;
evitare dissensi o distacchi;
incoraggiare reazioni opportune;
ripetere e riassumere i concetti.
Atteggiamenti comunicativi ostacolanti il colloquio
Verbali: usare un linguaggio poco chiaro, fare considerazioni troppo personali, parlare troppo rapidamente o troppo lentamente, cambiare argomento, non essere spontanei.
Non verbali: tono di voce aggressivo o non piacevole, distrarsi o guardare sempre l’orologio, distanza interpersonale non adatta, essere troppo ironici, accigliarsi.
Atteggiamenti da evitare
Verbali: non essere riservati, rassicurare o atterrire troppo, sgridare il paziente, eccedere di moralizzazione, esprimere giudizi inutili.
Non verbali: essere troppo rigidi, controllati o poco accoglienti, diagnosticare troppo in fretta, respingere il vissuto del paziente, incoraggiare atteggiamenti e stili di vita errati.