21Apr
25 aprile 2011 - l’anniversario della Liberazione

25 aprile - ore 12 - presso i Giardini di Villa Cassarini a Porta Saragozza
Come è ormai (buona) abitudine, anche quest'anno eravamo tutti presenti alla commemorazione presso i giardini di Villa Cassarini davanti alla lapide deposta in memoria delle vittime lesbiche e gay del nazi-fascismo.
Quest'anno - per la prima volta - la commemorazione ha visto la partecipazione dei bambini delle famiglie Arcobaleno e dei bimbi del Coro del Pratello che sono arrivati su un trenino cantando durante la commemorazione.
La giornata è poi proseguita in via del Pratello dove il Cassero aderiva alla manifestazione “Pratello r'Esiste” con i banchetti delle associazioni e uno speciale stand allestito in Piazza San Francesco dove, Fabrizio di Tommaso ha letto una raccolta di favole in versione LGBT.
Questo il discorso del nostro presidente Emiliano Zaino:
Compagne, compagni, amiche e amici,
25 aprile 1945 significa per gli italiani la fine della barbarie nazifascista
il giorno in cui ci liberammo dalla cultura politica e dall'orrore che questa aveva imposto al mondo intero.
Ma la fine della guerra, pochissimo tempo dopo la nostra liberazione, non fu affatto un giorno di liberazione per molti omosessuali e transessuali, donne e uomini. Questi dai campi di concentramento, ove erano trucidati nei modi più biechi previsti in quei luoghi di morte, vennero inviati nelle carceri dei rispettivi paesi a scontare pene che andavano dal carcere, alle torture e ancora ad una morte, se non per condanna per sfinimento.
Ma per noi la Liberazione rappresenta comunque il seme da cui è germogliata la nostra libertà quella sempre maggiore di cui abbiamo potuto godere.
Libertà, liberazione, sono parole scritte nel DNA della storia dell'umanità il cui valore e l'ampiezza crescono col passare tempo e grazie all'opera di chi si riconosce in questa grande verità.
"Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi.
L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo oltre venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi".
Sono queste le parole di un partigiano, nel romanzo di Italo Calvino Il sentiero dei nidi di ragno e queste parole indicano le ragioni per le quali ci identifichiamo con i resistenti, con gli antifascisti, per questo ricordiamo in questo giorno quelli della nostra comunità che sono periti tanto ingiustamente. Lo facciamo da 11 anni fa quando questo monumento fu edificato per interesse della nostre associazioni e di una Giunta comunale illuminata, quella di Renzo Imbeni, accanto a lui allora c'erano i presidenti di Arcigay Arcilesbica e del Mit Franco Grillini, Graziella Bertozzo e Marcella Di Folco.
Da quel 25 aprile del 1990 rinnoviamo ogni anno, qui, l'appartenenza a quelli per cui niente va perduto, quelli per cui tutto servirà a liberare e a costruire una umanità di pace, per noi e per i nostri figli, che quest'anno sono qui con noi, per le nostre famiglie quelle che ancora non sono riconosciute, con le nostre madri e i nostri padri che vedono i loro figli privi di diritti per cui loro hanno combattuto.
Siamo qui per dire a tutti che famiglie non sono solo quelle di alcuni, che figli non sono solo quelli di genitori eterosessuali, che l'odio verso i propri simili ai quali oltretutto ci si ostina a impedire di avere gli stessi diritti è un reato non un opinione.
Quanto folle sembrava decenni fa il voto alle donne, quanto sembrava giusta la disparità tra i sessi che ancora oggi combattiamo?
Molte, davvero tante delle ingiustizie ancora oggi perpetrate hanno orgine nell'equazione sessista, maschilista, e per questa ragione accanto ai resistenti, ai combattenti per la libertà mettiamo le donne, quelle che hanno combattuto e sono cadute per i loro diritti in Italia e nel mondo, quelle che accanto agli uomini hanno combattuto per liberare questo Paese per poi non ottenere i riconoscimenti che meritavano, ma che hanno creduto e che hanno continuato a combattere e che vediamo in forze scendere in piazza quando la dignità di un popolo viene offesa. Com'è successo il 13 febbraio.
Altro che angelo del focolare!
Il raggiungimento dell'uguaglianza sostanziale delle donne è ancora la madre di tutte le nostre battaglie.
Ma questo Paese sembra non farcela a riconoscere la propria storia, sembra non riconoscere i figli della resistenza, sembra non capire la grande lezione che si è dato producendo ed esportando il male fascista e rimette in discussione i progressi conquistati a partire da quell'aprile di 66 anni fa.
Sembra, per mano dei soliti oscurantisti, rimettere indietro l'orologio della storia e scaridinare le pietre miliari della strada verso l'inclusione di tutti i cittadini, distinti nei bisogni uguali nei diritti.
Questo stesso male attanaglia oggi attanaglia la nostra città.
Ci aspettiamo un grande impegno dalla prossima Amministrazione, non sarà facile, ma possiamo offrire la nostra esperienza, quelle delle associazioni e dei collettivi LGBT Bolognesi.
Mi preme, da quasi storico, ammonire la prossima amministrazione su un punto, la Storia come la Politica è sacra ed è utile puntellarla per bene quando racconta dei successi, ebbene in due casi che riguardano la nostra comunità ciò non è accaduto ciò non è accaduto.
In questo anno alla recente Amministrazione è passato di mente di avvisarci dell'intitolazione del Giardino Stefano Casagrande, una intitolazione non poco significativa, sia per l'altezza del personaggio, in prima linea nella lotta contro le ipocrisie oscurantiste e liberticide che hanno permesso all'AIDS di mietere più vittime di quante una corretta informazione non avrebbe permesso, sia perchè Stefano era uno di noi, un attivista omosessuale, ed è la prima volta nella storia di questo Paese che una istituzione riconosce il valore civile di un personaggio come Casagrande. Ma speriamo nel prossimo futro di recuperre il meritato passaggio di una degna celebrazione civica, così da poter raccontare la storia di questo padre della comunità LGBT bolognese.
L'altro caso è inerente il luogo, un luogo come molti segnato da quegli ovali che ne raccontano la storia, il significato, così per esempio sappiamo che a metà via Marconi esiste un palazzo costruito durante il ventennio e chiamato "faccetta nera" in memoria della vergogna fascista e coloniale di questo paese, un luogo, quello cui voglio riferirmi ora, che il sindaco Zangheri concesse ad una comunità che un altro sindaco, Imbeni, definì una risorsa per la città, questo luogo si trova alle mie spalle e non una parola ricorda la sua storia nell'ultimo secolo, eppure questo luogo è una di quelle pietre miliari di cui una savia Amministrazione dovrebbe raccontare ai propri cittadini se ha chiara la strada verso un civile progresso.
Buona liberazione.