Anni ’80
La storia del movimento gay bolognese inizia coi moti studenteschi del ’77 un percorso che porterà nel 1982 alla presa del Cassero di Porta Saragozza, come raccontato in “Ha più diritti Sodoma di Marx?”[1]. È in questa polveriera ormai esplosa che i movimenti di liberazione omosessuale spogliano l’omosessualità di quella etichetta forzatamente imposta di vizio elitario, di sensibilità e artisticità a tutti i costi. In quello stesso anno il FUORI si federa  con il Partito radicale ed avviene la frattura con gli altri circoli. Nasce il Collettivo frocialista, promosso da Samuel Pinto alias Lola Punales, che si riunisce in uno spazio offerto dalla sezione socialista Treves.

Nel ’78 il collettivo si trasforma nel Circolo XXVIII Giugno, nome ambitissimo all’interno del movimento per il suo valore fondativo e organizza un incontro nazionale presso Palazzo Re Enzo per il 27 e il 28 maggio con dibattiti, film, spettacoli e performance.

Il ’79 vede la diserzione da parte dei militanti degli incontri al Treves: ne nacque l’esigenza di creare un luogo sicuro, accogliente per la comunità. Il passo successivo fu quello di chiedere una sede alle istituzioni comunali. È questo probabilmente il momento in cui si creò una rottura all’interno del momento: l’ottenimento del Cassero non fu una vittoria su tutti i fronti, alcuni non volevano coltivare un rapporto con le istituzioni viste da sempre negativamente.

Il 28 giugno 1980, in occasione della festa nazionale dell’orgoglio LGBT, una delegazione del Circolo viene ricevuta dal sindaco Renato Zangheri che promette agli attivisti una sede e degli spazi sulle bacheche (immediatamente ribattezzate bachecche).

Nel 1981 Sandra Soster, assessora alla cultura del tempo, concede un finanziamento ad una rassegna cinematografica, l’immagine negata, che si rivela essere uno strumento per scoprire numerose pellicole che dagli albori del cinema hanno trattato l’argomento omosessuale.

Il 1982 sembra aprirsi nel migliore dei modi: viene approvata la legge 164, che consente alla persone transessuali di veder riconosciuto il proprio genere elettivo. A causa di qualche svista, viene approvato il piano di assegnazione delle sedi comunali a favore di alcune associazioni, tra le quali il Cassero. Qui esplode la polemica, dapprima con l’Arci, poi con Legambiente. Gli animatori del circolo iniziano ad intessere rapporti anche con altre realtà, iniziano ad incontrare i rappresentanti delle varie fazioni politiche.

Iniziano anche le ostilità da parte di alcune frange di residenti del quartiere, che inviano lettere di protesta ai quotidiani[2]. A metà marzo l’Arci rinuncia a qualsiasi diritto sul Cassero. È in questi mesi che inizia la polemica sulla storia di Porta Saragozza e sul valore che ha per i fedeli: la targa in onore della Madonna di San Luca scoperta il 7 aprile di quell’anno. Nell’82 è prevista anche la visita del Papa.

Viene presentato un Manifesto firmato da circa 2000 persone tra cui tutta l’intellighenzia bolognese.

Nel mese seguente l’appello raggiunge le 10000 firme, viene annunciato un gay pride per il 26 giugno. Alla fine la spunta il circolo XXVIII giugno, il cassero è loro. Ramina nella sua ricostruzione riconosce che se non fossero stati spalleggiati dalla città, dalle donne, dagli intellettuali, dai media difficilmente avrebbero ottenuto quella vittoria.

La parata si tiene il 26 giugno ed è aperta dallo striscione “l’è mei un fiol leder che un fiol buson!”, ma l’ingresso in Porta Saragozza avviene due giorni dopo, il 28 giugno 1982.

L’inaugurazione ufficiale del Cassero avviene il 19 dicembre, con tanto di taglio del nastro ad opera di Valery.

Il 1983 inizia con le polemiche sul mancato contratto d’affitto da parte del circolo, denunciato sul Carlino ma la questione si risolve mesi dopo. È anche l’anno dell’arrivo dell’AIDS in Italia con i primi casi rilevati sul territorio italiano durante l’estate, stagione durante la quale si dà anche parecchia risonanza ad una ricerca Demoskopea sulla percezione dell’omosessualità.

Nell’aprile del 1985 nasce ArciGay, il cui primo congresso si tiene a Bologna 15/16/17 dicembre, con oltre 5000 tesserati. In questa finestra la visibilità del movimento aumenta grazie alla candidatura alle elezioni di alcuni esponenti, come Ramina. A maggio il Cassero è nuovamente sotto tiro a causa di Nino Andreatta che vorrebbe sfrattare il circolo dalla sede per aprire un museo dedicato alla Madonna: dopo un paio di settimane l’allarme rientra. Non sembra placarsi, invece, la preoccupazione per la diffusione dell’AIDS.

Il 1986 si apre nel peggiore dei modi: il 26 gennaio alcuni poliziotti fanno irruzione al noto locale gay Steps e lo chiudono. La notizia ha notevole risonanza sui giornali e il caso avrà dei risvolti anche alla fine dell’anno, quando gli agenti verranno accusati e processati per abuso della loro posizione.

Dal 7 al 17 febbraio dello stesso anno, viene organizzato il primo festival di cinema omosessuale a Bologna. A ottobre viene inaugurato D’Art Room, iniziativa culturale e artistica organizzata al Cassero. Viene varata la prima campagna comunale contro l’AIDS.

Nel gennaio del 1987 l’attenzione verso la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita è sempre più alta anche da parte del parlamento e del governo, visto l’insediamento della commissione per l’AIDS, ma le discriminazioni nei confronti dei gay non sembrano placarsi con le dichiarazioni offensive da parte del ministro della sanità Donat Cattin, di cui Arcigay chiede le dimissioni. Tra novembre e dicembre primi tentativi di fare pressione sulla politica per vedere riconosciuti i propri diritti matrimoniali. Viene anche annunciata la derubricazione dell’omosessualità dal DSM come malattia.

Nell’Aprile del 1988 viene annunciata l’approvazione da parte della giunta della deposizione di una lapide di marmo rosa per l’anno seguente in onore delle persone LGBT vittime del nazi-fascismo.

 

Anni ‘90

Dal ’93 al ’98 sono gli anni della presidenza di Sergio Lo Giudice che riprende la relazione con la città in maniera molto forte e molto più politica.  Negli anni Novanta il Cassero inizia un’opera di sensibilizzazione sulla tematica dell’Aids contrastando le istituzioni politiche che in questo periodo tendono ad impedire un’efficace prevenzione nella diffusione dell’AIDS.

Nel marzo del 1990 il Cassero dice no alla legge Jervolino-Vassalli attraverso una serie di incontri, video e assemblee che culminano in una festa – Canne al vento – che si tiene nella serata del primo marzo: nello stesso anno, implementa l’azione di supporto informativo sulla prevenzione della diffusione dell’AIDS con l’esperienza del “camper dei valori”.

Il 20 Aprile 1990 su proposta del Cassero, l’amministrazione comunale inaugura il primo monumento in ricordo delle vittime omosessuali del nazifascismo, presso il quale, ogni 25 aprile, si celebra una commemorazione alla presenza delle autorità. Dal 2002 questo appuntamento rientrerà nell’ambito delle celebrazioni ufficiali.

Il 28 Giugno 1990, giornata mondiale dell’orgoglio LGBT, viene organizzata presso il Cassero la rassegna Condom Club che ha come scopo quello di contrastare le inesistenti politiche di sensibilizzazione sull’Aids tramite serate di spettacoli teatrali, sketch comici e danzanti. Il circolo si trova sotto accusa per l’affissione di un’insegna con la parola condom.

Nello stesso anno il Centro di documentazione del Cassero per l’occasione dà alle stampe un libro su Klaus Mann, dove viene tradotto per la prima volta il suo intervento “Omosessualità e fascismo”.

Nel 1991 viene promosso e organizzato il Blowing Bubbles, un concorso per cortometraggi legati alle tematiche dell’HIV e dell’AIDS, nato dall’idea di dare “espressione e visibilità ai dubbi, alla speranza, al dolore e alla solidarietà vissuti dalle persone negli anni dell’AIDS”. Daniele Del Pozzo – l’ “ingegnere  culturale” del Cassero – è il curatore di questo evento.

Nell’inverno del 1992 esplode a Bologna la polemica delle “case ai gay”, a seguito dell’assegnazione di case popolari a coppie dello stesso sesso.

Nel stesso anno nasce il telefono amico gay – un canale di supporto e informazione alla comunità LGBT. Il 1992 è anche l’anno che segna il primo decennale di atttività del Cassero che festeggia organizzando dei matrimoni in piazza.

A luglio il Vaticano si scaglia apertamente contro gli omosessuali appoggiando apertamente la discriminazione. Il circolo, in autunno, è nuovamente oggetto di fuochi incrociati che tentano in tutti i modi di cambiarne la sede, e che continueranno per tutto l’anno seguente.

Nel 1993, per mano di Stefano Casagrande detto La Cesarina nasce The Italian Miss Alternative, un concorso di bellezza che  ha come obiettivo quello di raccogliere fondi per associazioni che si occupano di lotta all’AIDS.: dal 1994 la manifestazione si tiene ogni estate presso un diverso spazio della città. Per la sua organizzazione si attivano 40 volontari della Maison du Casserau, laboratorio di couture nato sull’esempio delle analoghe esperienze anglosassoni, che confeziona abiti fantasmagorici con stoffe e materiali di recupero.
I soggetti destinatari sono: LILA (Lega Italiana Lotta AIDS), IDA (Inizitiva Donne AIDS), MIT (Movimento Identità Transessuale) e progetto Cassero Salute.

Gli anni Novanta sono anche gli anni dei primi pride, e dopo la prima sfilata nazionale avvenuta a Roma nel l’anno precedente, Il 2 Luglio 1995 si ha il primo pride nazionale a Bologna. Diecimila persone scendono in piazza a Bologna per il Gay pride. Scendono in piazza anche il sindaco della città Walter Vitali e il vicepresidente del Parlamento europeo Renzo Imbeni entrambi favorevoli al riconoscimento di diritti delle coppie gay. Il Cardinale Giacomo Biffi lancia un anatema: “Dietro la mobilitazione dell’Arcigay non c’è la difesa o la rivendicazione di questo o quel diritto, il progetto è più ambizioso: punta alla distruzione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio“. Il Cassero risponde: “Noi omosessuali siamo convinti di essere portatori di valori morali non meno degni della cultura e della morale cattolica. Gli obiettivi sono quelli di dare visibilità al lavoro svolto dal Cassero con campagne contro le discriminazioni civili e  conquistare nuovi diritti: si chiede una legge sul riconoscimento delle unioni civili.

Grazie a Miss Alternative, nel 1995 nasce il Gasp! (Gay contro l’Aids per la Salute e per la Prevenzione), importante attore nella concretizzazione di un dialogo aperto di conoscenza, scambio, cooperazione e collaborazione con altre associazioni.  Sempre nel 1995, nasce la LUO – Libera Università Omosessuale, un laboratorio in grado di creare un dialogo aperto alla cittadinanza sul concetto di cultura ed identità gay e lesbica. L’obiettivo è di promuovere il confronto culturale, e quindi la conoscenza e l’innalzamento della vita civile, attraverso la proposta di programmi di studio e ricerca dedicati alle differenze di orientamento sessuale. I temi affrontati spaziano dalla letteratura alla sociologia, dalla medicina al diritto, dalla storia alle comunicazioni di massa, dalla storia dell’arte alla religione, dalla psicologia ai cultural studies.

Molte lezioni nascono da ricerche commissionate dal Cassero ai relatori: docenti universitari, studiosi e ricercatori dei vari campi del sapere umanistico, scientifico e artistico che in questi anni hanno collaborato entusiasticamente con un continuo apporto teorico e critico.

Dopo le dichiarazioni di Gianfranco Fini al Maurizio Costanzo Show, nelle quali afferma che gli omosessuali non sono dovrebbero accedere a ruoli di insegnamentoi, Bologna diventa il teatro di una manifestazione contro Fini che si tiene il 25 aprile del 1998, significativamente in concomitanza con le celebrazioni della Liberazione dal Fascismo. Scoppiamo nuovi attriti tra la Curia e il Comune di Bologna a proposito del Cassero: se in un primo momento sembra paventata l’ipotesi di uno spostamento, alla fine la convenzione viene rinnovata per altri quattro anni. Nel 1998 nasce Gender Bender, festival internazionale che presenta al pubblico italiano gli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea, legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale. Gender Bender è prodotto dal Cassero ed è sotto la direzione e programmazione di Daniele Del Pozzo.

Nel gennaio del 1999 Bologna fa da apripista a una formula nuova: quella del riconoscimento anagrafico delle “famiglie affettive”, mentre in Francia vengono approvati i PACS.

 

Anni ‘00

Nel 2000 si svolge a Roma, in concomitanza con il Giubileo, il World Pride :  rappresenta ad oggi il picco più alto della visibilità del movimento LGBT italiano.

Il Cassero annuncia con manifesti la partenza per il World Pride e ironizza contro coloro che vogliono lo sfratto dalla sede storica di Porta Saragozza da vent’anni: “Il Cassero chiude ma solo per un giorno”. Gli organizzatori dicono: “Il richiamo del World Pride era troppo forte per resistere. Cinque anni fa l’ orgoglio omosessuale ha sfilato in piazza Maggiore, quest’anno si gioca fuori casa e nessuno vuole mancare”. Il Cassero porta un grande carro allegorico: un grande scimmione di peluche che è la mascotte della XIV edizione bolognese del festival internazionale di cinema gaylesbico. Il carro allegorico è la testa d’ ariete del corteo. In coda vi è una macchina cabriolet della ‘ Maison du Casserau’ , dove salgono a turno le modelle di Miss Alternative. A completare il tutto vi è  anche la musica della banda Roncati. “Non andiamo a Roma contro qualcuno” dice Samuele Cavadini – presidente del circolo gay bolognese “non ce l’ abbiamo con la Chiesa. Il nostro Pride è il piacere di mostrarci come siamo in un giorno di festa. Per tutti noi è un appuntamento importante e credo che nessuno abbia qualcosa da obiettare, visto che nella nostra città abbiamo permesso manifestazioni come quelle di Forza Nuova, con simboli e slogan agghiaccianti”. “Non è nessuno di noi. Lo ripeto: la nostra unica provocazione è la chiusura del Cassero. Per il resto è una festa”.

Il 30 novembre del 2001 muore Stefano Casagrande, La Cesarina.

Sono gli anni della vittoria della Destra alle elezioni cittadine, dell’elezione di Guazzaloca che trasferisce il Cassero da Porta Saragozza, sede del museo della madonna di San Luca, alla Salara: è il 2002.

Dal 2 marzo 2002, Il Cassero si è trasferito nella sede di via Don Minzoni 18, la Salara, posta all’interno della Manifattura delle Arti, crocevia delle esperienze della Cineteca di Bologna, dei Dipartimenti di Musica e Spettacolo e di Scienze della Comunicazione dell’Università di Bologna, e del Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.

Nel 2002 nasce il Progetto Scuola Cassero che ha l’obiettivo principale di portare all’interno delle scuola l’educazione al genere e all’identità.

Nel 2003 il Cassero promuove la nascita di HIVoice, un gruppo di conforto aperto a tutti per promuovere una maggiore consapevolezza sulle tematiche HIV/AIDS.

Il maggio del 2005 vede il Cassero polemizzare con la giunta Guazzaloca, accusata di oscurare le attività del Cassero. Infatti, in alcuni opuscoli distribuiti alla cittadinanza non viene fatto alcun accenno alla presenza del circolo e alle sue attività, in netta espansione.

Il 2006 è l’anno del pride regionale dell’Emilia-Romagna.
Durante il Pride viene annunciata anche l’apertura di un ufficio dedicato a gay, lesbiche e trans all’interno dello sportello comunale per le politiche delle differenze. Questo pride regionale dà l’avvio alla mostra “28 giugno 1982:la conquista del castello” organizzata dal Centro Documentazione Il Cassero che viene poi replicata nel maggio 2008, raccontando la storia del Cassero degli ultimi vent’anni.

L’8 maggio del 2008 si ha il primo convegno sul tema della discriminazione delle persone sieropositive sia dal punto di vista socio-economico sia da quello affettivo e sessuale, attraverso il contributo diretto delle associazioni di lotta contro l’AIDS e di persone sieropositive. Viene organizzato da Sara De Giovanni e Vincenzo Branà. Il convegno è stato anticipato dal lancio della campagna prodotta da Arcigay ‘Il Cassero’, in concomitanza con il Bologna Pride: “HIV+: se discrimini perdi gli aspetti positivi”. Per la prima volta arriva in Italia una campagna di comunicazione che si concentra sul tema della discriminazione delle persone sieropositive, diversamente dalle consolidate campagne di informazione e prevenzione.

Il 2008 è anche l’anno del Pride nazionale a Bologna: la manifestazione torna in città il 9 Giugno 2012, anno in cui Virginio Merola inaugura il “Giardino Stefano Casagrande”.

[1]B. Ramina a cura di, “Ha più diritti Sodoma di Marx?”, Centro di documentazione IL CASSERO, Bologna, 1994

[2] Rassegna stampa a cura del CDC con i numeri del Resto Del Carlino e del Manifesto.

Facebooktwittergoogle_plusmailFacebooktwittergoogle_plusmail